Fotografia. Il coraggio del vile o elogio dell'idiota. Vivere e morire al mare di giugno

di Vito Stano

Le vacanze si sa sono un tempo di mezzo, un intervallo dalla vita reale. Lo testimoniano i modi di dire molto spesso utilizzati e con evidenza lo dimostrano anche i comportamenti che assumiamo quando siamo fuori dal recinto spazio-temporale della normalità.

Spiagetta in località Capitolo (zona balneare di Monopoli). Foto Vito Stano@2017











Io sono fortunato, perché in vacanza ci sono già stato. Sono stato anche soddisfatto, poiché tutto sommato è andata molto bene. Tranne una cosa. La sporcizia, come dimostrano le foto che ho scattato durante quei giorni al mare. 
Le primissime giornate ero assorto nei pensieri beati che mi accompagnavano ma passata la sbornia del primo sole, mi sono accorto di essere circondato. Cicche di sigarette, bicchieri di plastica, tappi di alluminio, fazzoletti di carta, carte di gelati, ciabatte, avanzi di carbonella. 
Due solamente erano i cassonetti cilindrici nei quali era possibile conferire le buste piene degli avanzi del pranzo in spiaggia. E venivano vuotati in media ogni due giorni. Dopo il fine settimana strabordavano di sacchetti maleodoranti e da molti altri sacchetti erano letteralmente circondati. 

In ogni caso, per tornare al principio, la cosa più disgustosa non era la quantità nè tantomeno la qualità degli avanzi di vita consumata al mare che riempivano lo spazio visivo. La cosa al limite della decenza era il tappeto di cicche, che pavimentava la caletta. E ancor più preoccupante era la serenità di coloro che lasciavano giocare i pripri figli nella sabbia: castelletti, buche, semplici travasi nei secchielli. Tutti i pargoletti chini a spalare sabbia e cicche senza risparmiarsi. Si sa come sono i bimbi. Ci mettono passione in quello che fanno. Sempre. Non si fanno domande. Domande che invece dovrebbero porsi gli adulti che in quelle spiaggette li accompagnano. 









Forse forse non dovrei preoccuparmi se fumo a poco meno di un metro da un bimbo piccolo piccolo? O ancora, anche se proprio non sono capace di controllare la voglia di fumare, forse forse sarebbe giusto gettare la cicca in un apposito contenitore (un bicchiere di plastica) che alla fine della lunga maratona giornaliera andrò a depositare nel cassonetto strapieno presente nella spiaggia pubblica piuttosto che spegnere la cicca nella sabbia a due palmi di mano dai piedi di mio figlio? E ancora, forse forse dovrei evitare di fumare il sigaro se sono circondato da persone la cui età media è di quattro anni (escludendo i nonni e i genitori) evitando di appestare l'aria? E infine, forse forse se produco qualsivoglia tipologia di rifiuti dovrei raccoglierli e magari gettare il sacchetto in un cassonetto (qualora fosse possibile, in alternativa evito di lasciarlo a lato del bidone)?

Insomma un'estate caliente, come direbbero i compagni di lingua spagnola. E chissà se pasito a pasito riusciamo a ripulire il nostro cervello dalle scorie che lo inquinano. Così da evitare di insozzare l'unica cosa che abbiamo a questo mondo: la bellezza.