di Vito Stano
In due giorni, soltanto due, ho realizzato questa foto. Certo non è stato un gioco da ragazzi, mi sono impegnato a reperire tutto l'occorrente: i peperoni erano lì nella cesta che da qualche giorno aspettavano solo me e nessun altro, visto che li mangio solo io. La cipolla rossa e l'aglio non possono mancare mai. Le acciughe no, non le avevo causa clausura sanitaria collettiva era parecchio che mancavano all'appello. E in quanto indispensabili portatrici sane di sapidità ho preso la decisione di indossare mascherina di tessuto fai-te e guanti monouso in lattice, inforcato la bici femminile con cestino e borse laterali e sono andato lì: al supermarket alla via di Mercadante per poter sognare la camminata in foresta mentre aspettavo a qualche metro dalla signora in coda davanti a me (che tra l'altro non mi aveva riconosciuto «con la mascherina...»).
Una volta a casa non ho esitato a chiedere un bell'aiutino all'amico chef Gigi, che proponendomi un soffritto lentissimo «quasi a caramellare» e lasciadomi nel dubbio se spellare i peperoni o no mi ha infuso la giusta fiducia per improvvisarmi ai fuochi. La preparazione ha registrato anche un danno, fortunatamente avevo finito di fare la crema dei famosi peperoni gialli: la doppia lama del blender si è spezzata. Insomma un danno. E non cucino quasi mai. Menomale.
E visto che una volta che cucino la cosa si fa interessante (contando i danni e le pentole e gli utensili accatastati nel lavabo) mi sono proposto di allestire il set per realizzare lo scatto. Intanto durante la cottura dei tre ingrendienti ho girato qualche minuto e alla fine ci ho ricavato un breve video a gradire. Insomma una volta che cucino approfitto.
Parlando strettamente di fotografia, non c'è molto da dire, se non che sono partito dall'idea di fare uno scatto cliché di food photography, ma poi non ho resistito alla tentazione di stagliare la composizione su un fondo nero artefatto in post-produzione. Quindi più roba artistica che commerciale, ma tant'è. Il committente, viste le reazioni su facebook, è stato comprensivo anzi azzarderei compiaciuto. Inoltre la delicatezza del peperone giallo, ridotto in crema e rinforzato con soffritto quasi caramellato e infine «bardato» (cit. non casuale) con le acciughe del mar Cantabrico accarezzate e adagiate nel vasetto e così ordinate che dispiaceva tirarle via, ha ripagato l'attesa e il tempo trascorso ascoltando al radiolone fine anni '90 un cd masterizzato di musica ivoriana. La fotografia l'ho proposta su fb (dopo pranzo e post-produzione) con due scritte alla maniera pubblicitaria: il piglio ironico (azzardo un altra volta) è un tratto distintivo del sottoscritto o almeno mi piace pensarlo. Il piatto era del servizio di annata della cara nonna.
Invece per l'occasione emergenziale propongo anche la versione Covid-19: #andràtuttobene anche se la combinazione peperone-soffritto quasi caramellato-acciughe piccanti non è una questione da prendere alla leggera. Anzi il fegato ci vuole.



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